ANCORA SU L.SCIASCIA E MAJORANA
Irina Tuzzolino
Il 26 marzo 1938 scompare il giovane fisico siciliano Ettore Majorana, imbarcatosi sul postale Palermo-Napoli. Ha appena 31 anni eppure E. Fermi lo considera un genio pari a Galilei. Le indagini non approdano a nulla, non si trova il corpo. Ci si interroga invano sui possibili moventi e/o sulle motivazioni della scomparsa. Già dal ’72 Leonardo Sciascia comincia le sue ricerche sullo scienziato catanese, acquistando le lettere alla famiglia e incontrando la sorella Maria. Progressivamente matura la convinzione che Majorana abbia voluto sottrarsi alla realizzazione della bomba atomica, sentendo tutta la responsabilità morale di una prospettiva catastrofica per l’umanità. Scomparendo, ritirandosi nell’anonimato di una certosa calabrese, Majorana segnava, secondo Sciascia, una linea di demarcazione tra sé e gli altri scienziati che avevano realizzato il progetto nucleare. Per quanto la ricostruzione sciasciana del “caso Majorana” sia stata criticata dal fisico Edoardo Amaldi, amico personale di Majorana, lo scrittore di Racalmuto mantenne il vanto di avere sollevato con la sua opera un tema sino allora ignorato, quello della responsabilità degli scienziati nel rapporto col potere. Nella scia delle polemiche su “La scomparsa di Majorana” lo scrittore ribadiva la sua idea di letteratura come ”la più assoluta forma che la verità possa assumere”, cioè la contemplazione di un mistero. La letteratura infatti ha la funzione di ricordare e fare riflettere su fatti e persone che inevitabilmente la realtà finisce col cancellare. Quindi anche sul mistero che circonda la sorte del fisico siciliano. Oggi il libro di Leonardo Sciascia ritorna grazie a Vincenzo Barone e alla sua Anatomia della “Scomparsa”, Sciascia,Amaldi,Majorana, edita da Bollati-Boringhieri.

