12 GENNAIO 1875 LA POSA DELLA PRIMA PIETRA DEL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

Francesco Pintaldi

Il 12 gennaio 1875 Palermo visse una giornata destinata a entrare nella sua storia civile e culturale: la posa della prima pietra del Teatro Massimo, il grande teatro lirico che avrebbe incarnato, più di ogni altro edificio, le ambizioni artistiche e politiche della città postunitaria. La scelta della data non fu casuale. Il 12 gennaio evocava deliberatamente l’anniversario della rivoluzione del 1848, quando Palermo si era sollevata contro il dominio borbonico. Legare l’inizio dei lavori del teatro a quella ricorrenza significava caricare l’evento di un forte valore simbolico: l’arte come prosecuzione civile e culturale di una lotta per il riscatto e l’autonomia. Un progetto nato da una visione politica e culturale L’idea di dotare Palermo di un grande teatro moderno maturò negli anni successivi all’Unità d’Italia. La città, che si percepiva ancora come capitale culturale del Mediterraneo, avvertiva l’esigenza di un luogo rappresentativo, capace di competere con i grandi teatri europei. Fu il sindaco Antonio Starrabba, marchese di Rudinì, a dare l’impulso decisivo, bandendo nel 1864 un concorso internazionale di architettura. Il progetto vincitore fu quello dell’architetto palermitano Giovan Battista Filippo Basile, che immaginò un edificio monumentale, ispirato al classicismo greco-romano, ma funzionale alle più moderne esigenze sceniche. La scelta dell’area, nel cuore della città, comportò la demolizione di chiese e conventi, tra cui quello di San Giuliano: un passaggio dal sacro al profano che suscitò polemiche e diede origine a leggende popolari, come quella della celebre monachella, destinata a diventare parte del folklore del teatro.

La cerimonia del 12 gennaio 1875

La cerimonia della posa della prima pietra si svolse alla presenza delle massime autorità civili. Il sindaco Emanuele Notarbartolo di San Giovanni presiedette l’evento, mentre il discorso ufficiale fu affidato a Nicolò Turrisi Colonna, intellettuale e uomo politico di primo piano. Nel basamento dell’edificio furono collocati una medaglia commemorativa e una lapide, a suggello solenne dell’avvio dei lavori. La piazza antistante il cantiere – l’attuale Piazza Verdi – era gremita di cittadini. Nonostante le critiche di chi considerava l’opera eccessiva o moralmente discutibile, la posa della prima pietra rappresentò per molti palermitani l’inizio di una nuova stagione, in cui la città aspirava a raccontarsi attraverso la musica, il teatro e l’architettura monumentale.

Un cammino lungo e travagliato

L’entusiasmo iniziale non bastò a garantire un percorso lineare. I lavori procedettero lentamente e furono più volte interrotti per difficoltà finanziarie e contrasti amministrativi. Alla morte di Giovan Battista Basile, nel 1891, la direzione passò al figlio Ernesto Basile, che riuscì a portare a compimento l’opera rispettando il disegno originario. Il Teatro Massimo fu inaugurato solo il 16 maggio 1897, ventidue anni dopo la posa della prima pietra, con il Falstaff di Giuseppe Verdi. Al momento dell’apertura risultava il più grande teatro lirico d’Italia e uno dei maggiori d’Europa.

Un simbolo che nasce da una pietra

Rileggere oggi il significato del 12 gennaio 1875 significa riconoscere che quella prima pietra segnò l’avvio di una visione: l’idea che l’arte potesse essere strumento di identità collettiva, di progresso e di memoria. Il Teatro Massimo, con la sua epigrafe solenne – «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita» – continua ancora oggi a raccontare quella ambizione nata in una fredda giornata d’inverno.

 

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