SULLE NUVOLE
Daniela Crispo
Appassionato di meteorologia Luke Howard, l’iniziatore della nefologia, osservando le nuvole capì che erano transizioni costanti, segni visibili dei movimenti dell’atmosfera. Cominciò a classificarne dettagliatamente le tipologie secondo le tendenze della scienza del tempo, che ancora nei primi anni dell’Ottocento sentiva l’influenza della tassonomia di Linneo. La sua opera “On the Modifications of Clouds” del 1803 ebbe enorme successo. Lo studio razionale delle nuvole non ha per fortuna offuscato la funzione poetica delle nuvole, indirizzata al sogno e alla fantasia, come subito intuì Goethe cultore delle scienze e ben informato delle teorie di Howard che ritrae in una poesia : ” Quel che fermare, raggiungere non si può/ Egli, per primo, l’afferra e lo trattiene;/ Determina l’indeterminato, lo delimita”. I termini cumulus, stratus, cirrus , nimbus e le loro combinazioni e situazioni intermedie dai tempi di Luke Howard sono entrati stabilmente nel linguaggio comune, scientifico e poetico. Scrive Salvatore Quasimodo in Uomo del mio tempo :”Dimenticate , o figli,, le nuvole di sangue salite dalla terra, dimenticate i padri: le loro tombe affondano nella cenere, gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore”.

