RIGOLETTO DI GIUSEPPE VERDI
Gabriella Maggio
Ph.Rosellina Garbo
Rigoletto, la prima della cosiddetta ”trilogia popolare” ( con Traviata e Trovatore) di Giuseppe Verdi su libretto di F.M.Piave vide per la prima volta le scene nel teatro La Fenice l’11 marzo 1851. Da allora è stata presente con grande successo in tutti i cartelloni dei teatri lirici. Giuseppe Verdi volle come eroe protagonista dell’opera un personaggio estremamente deforme e ridicolo e internamente appassionato e pieno d’amore. Lo stravolgimento estetico dà all’opera un tono altamente drammatico che tocca le corde umanissime dell’affetto paterno vilipeso e dell’orrore della vendetta desiderata e beffata. Rigoletto è la tragedia di un cuore lacerato dall’amore e dalla vendetta. Al Teatro Massimo di Palermo, in coproduzione con il Teatro Regio di Torino, la Shaanxi Opera House e l’Opéra Royal de Wallonie, Rigoletto ritorna nel celebre allestimento di John Turturro, per la regia di Lisa Capaccioli.
La direzione musicale di Gianna Fratta, figura di spicco della direzione d’orchestra internazionale, si è rivelata sicura e attenta nel sottolineare la drammaticità dello spartito. Direttore del coro l’ottimo Salvatore Punturo. Direttore del corpo di ballo Jean-Sèbastien Colau. Nel ruolo principale il baritono francese Ludovic Tézier, tra le voci più acclamate della lirica internazionale, ha espresso con ottimo controllo tecnico e buona presenza scenica i diversi colori del dramma interiore di Rigoletto. Il Duca di Mantova, interpretato dal non meno apprezzato tenore Francesco Demuro, ha accusato qualche difficoltà, ma si è riscattato nelle arie più note. Ricca di sensibilità la Gilda di Giuliana Gianfaloni. Buone le interpretazioni di George Andguladze/ Sparafucile e Martina Belli /Maddalena. La scura scena di Francesco Frigeri è risultata un richiamo alla corte corrotta e viziosa e all’animo tenebroso del protagonista. Pubblico entusiasta.

