LA ROSA INVERSA
Gabriella Maggio
La rosa inversa , romanzo di Maria Attanasio, edito da Sellerio, è una riflessione sulla Storia e le sue mistificazioni fabbricate dal Potere. Ma anche un mettere in guardia, narrando fatti antichi, sugli eventi odierni. L’opera è notevole per la perfetta unione di forme : l’argomento avvincente, il dialogo fitto col presente, la lingua densa, musicale per accenti poetici. Gli inizi letterari di Maria Attanasio sono infatti poetici, ma presto si accompagnano e si riflettono nella sua narrativa. E tra le sue poesie questa che segue mi pare che in nuce alluda all’etimo e allo svolgimento di “La rosa inversa”:
Città dispersa tra gli incensieri
il battito il vocio
la vita che fu notte barocca paramento
era transito d’ombra casa al vento
tra galletti ferrigni e banderuole
verderamìna d’antenati che ritorna fiamma.
Questo tremito, adesso, questo vacillamento.
( da Blu della cancellazione)
Un’eredità a lungo contesa nella primavera del 1900 assegna al cavaliere Giacomo Flerez una parte dell’ala del palazzo Henares a Calacte. Il cavaliere è da tempo impegnato nella stesura della storia della città; con cura costante vuole narrare più che i fatti il loro senso morale come parte di un più ampio disegno divino, al fine di mettere un freno al grave decadimento della società causato dall’Unità d’Italia. Poco tempo prima il direttore della biblioteca cittadina gli ha consegnato, pensando che fosse utile alla redazione della sua opera storica, un opuscolo anonimo, inviatogli dal collega direttore della biblioteca di Napoli, intitolato “Relazione dell’enorme delitto e della seguita giustizia” pubblicato nel 1790 a Bologna, allusivo a un fatto di sangue accaduto a Calacte in quello stesso anno durante la settimana santa. Il cavaliere, turbato dal contenuto dell’opuscolo comincia le sue indagini sull’enorme delitto in preda a crescente agitazione, finchè comprende che l’autore del delitto appartiene a quell’aristocrazia cittadina che nella sua opera doveva apparire irreprensibile e sempre fedele al trono e all’altare. Trasferitosi nel palazzo Henares, in seguito a lavori di manutenzione, il cavaliere scopre una stanza, molto ben nascosta da una botola, che contiene tutti i testi fondamentali degli esecrati illuministi francesi e anche un manoscritto “ Zibaldone della rosa inversa” opera dell’antenato Ruggero Henares, inquieto intellettuale, massone e libertino, amico di Cagliostro, fondatore della loggia massonica La rosa inversa e autore dell’enorme delitto. Lo sconcerto del cavaliere è enorme tanto da spingerlo ad incendiare la biblioteca della città che contiene l’opuscolo blasfemo perché si potesse : Riscriverlo come andava riscritto, quel passato traditore. Morto poco dopo il cavaliere, il palazzo resta abbandonato fino a che il nigerino Nabhil durante la sua clandestinità vi si nasconde e trascorre il tempo leggendo avidamente i testi francesi e portandone via alcuni. In tempi più recenti l’Assessore alla cultura e all’identità ordina di murare il portello, cancellare ogni traccia. Un pericolo per la salute pubblica…”. Così il rifugio di Ruggero Henares viene completamente dimenticato. La rosa inversa è romanzo misto di storia e d’invenzione che ricostruisce una parte della storia settecentesca di Calacte-Caltagirone, città d’origine della scrittrice, il cui interesse nasce proprio dalla lettura della “Relazione dell’enorme delitto”. Intorno all’immaginario Ruggero Henares e all’amico Peppino, alias Cagliostro, s’intrecciano la cacciata dei Gesuiti e le vicende di Saverio Crisafulli, rettore del Collegio dei Gesuiti, ritornato a Calacte nelle vesti di severo predicatore domenicano e vittima dell’enorme delitto, l’Illuminismo e la Rivoluzione francese, la fondazione di logge massoniche come veicolo di progresso, ma anche la superstizione, l’Inquisizione, l’amore, gli ingranaggi del Potere. Naturalmente le donne non sfuggono al potere che resta sempre al maschile e del maschile. La libertà di cui alcune godono nel romanzo è mera concessione dei mariti, come nel caso di Maria Carolina e Lorenza. Soltanto Amalia, rimasta vedova e divenuta amante di Ruggero Henares, ha la certezza della sua indipendenza, che la spinge a rifiutare il matrimonio con l’uomo che ama, e, pur essendo stata presa nella rete penitenziale del severo e apocalittico frate domenicano, giunto a Calacte per liberare la città dalle esecrate logge massoniche, riesce a riaffermare la sua indipendenza orripilata dagli sfioramenti del predicatore e rientrata nel suo palazzetto, pare che giustificasse il crimine compiuto dall’amato Ruggero. Dalla narrazione emerge una compresenza di luci e ombre che ridimensiona l’incidenza del Lumi presto soffocata dalla superstizione. Rivelatrice è l’immagine di copertina, una sezione del Portrait of Cathrine Grey di Th. Lawrence, dove la rosa, simbolo massonico di rinascita spirituale e d’uguaglianza fondamentale tra gli esseri umani, è rivolta verso il basso, verso il “seme delle cose”, alludendo sia alla ricerca filosofica della massoneria, agli albori della sua fondazione, sia al senso del libro che invita alla riflessione, a guardare oltre i fatti narrati, ed a osservare nell’intreccio dei piani temporali quanto riguarda il nostro tempo, anch’esso incline alla manipolazione dei “fatti”. In “ La rosa inversa “Maria Attanasio ritrae il “vortice di un mondo che sull’orlo del cambiamento alterna speranza e disperazione, coraggio e depravazione “ come scrive Ottavia Piccolo nella motivazione della candidatura del romanzo al Premio Strega .

