UNA QUESTIONE DI METODO

Gabriella Maggio

Kenneth Branagh  interpreta Poirot

È una questione di metodo” dice spesso Hercule Poirot il mitico investigatore creato da Agatha Christie, che oggi gode di un rinnovato successo con  due film  Assassinio sull’Orient Express e Assassinio sul Nilo recentemente realizzati con successo di pubblico per la regia  di Kenneth Branagh nel  ruolo anche di protagonista. Hercule Poirot  è nato un secolo fa con  Poirot a Styles Court , primo romanzo poliziesco di Agatha Christie, scritto nel 1916, durante la Prima guerra mondiale, ma pubblicato solo nell’ottobre del 1920. Poirot è un ex funzionario della polizia belga, assai eccentrico, un po’ fanatico. Rifugiatosi in Inghilterra a causa della Grande Guerra, mette a frutto le proprie formidabili capacità investigative agendo come detective privato e risolvendo innumerevoli casi grazie alle proprie “celluline grigie” e a una fiducia incondizionata  nella civiltà e nelle sue regole, nell’ordine, nel metodo e nella simmetria a cominciare  dalla cura dei baffi, dal  nodo della cravatta e dalla tipologia e qualità della brioche per colazione. Tra le sue frasi più note : “La fantasia è un’ottima serva, ma una pessima padrona. La spiegazione più semplice quasi sempre si rivela esatta”. Poirot ha subito un enorme  successo  e  Agatha Christie  ne fa il protagonista di 33 romanzi e oltre 50 racconti. La Christie si ispira dichiaratamente  alle già popolarissime storie di Arthur Conan Doyle. Era stato lo scrittore scozzese a codificare il detective privato  creando il personaggio di Sherlock Holmes, nel 1887, con il racconto lungo Uno studio in rosso, modello di tutti gli sviluppi futuri del genere.

 

Silhouette di Sherlock  Holmes

Ma prima ancora nel 1841   c’era stato Edgar Allan Poe con i racconti I delitti della Rue Morgue , Il mistero di Marie Roget  e La lettera rubata   dove è presente  il primo vero schema della forma poliziesca tradizionale e il primo detective, l’eccentrico Auguste Dupin.  La produzione di Conan Doyle, Poe, Christie è accomunata da uno stesso schema narrativo: c’è un delitto, che si rivela complesso e sfuggente,  la polizia arranca,  entra in campo un investigatore privato, dotato di straordinarie abilità logico-deduttive grazie alle quali risolve l’enigma, individua il colpevole, scagiona gli innocenti. Il delitto rappresenta una violazione dell’ordine, che ha bisogno di un’indagine razionale per essere ricucito, perché il disordine venga sanato. In questa narrativa  c’è sottesa un’ideologia rassicurante: la fiducia nel potere risolutivo di un’indagine razionale. È il  trionfo del modello positivista che riflette la fiducia nella ragione e nella scienza dell’epoca, tra ‘800 e prima parte del ‘900. Negli anni ’30 del ‘900 Georges Simenon crea il personaggio del commissario Jules Maigret.

Il Maigret di J. Gabin

È un detective borghese  che non è spinto a scoprire il colpevole per amore dell’avventura o per sfida intellettuale come Sherlock  Holmes o Poirot , ma da una sorta di “senso del dovere legato al timore di “ non avere fatto abbastanza  per guadagnarsi il pane”. Quello che veramente lo interessa è capire le motivazioni dei criminali, scoprirne l’umana  debolezza, la consegna del colpevole alla giustizia è secondaria. Sul modello di Maigret Camilleri costruirà alla fine del ‘900 il suo Montalbano. I detective più recenti che si confrontano con i serial killer e la criminalità organizzata non si limitano a fare le indagini sul crimine, ma indagano se stessi e il mondo che li circonda, di cui condividono incertezze e complessità. Il loro mondo non è monolitico come lo era per Holmes e Poirot. La postmodernità  ha insidiato il bastione dell’ordine cognitivo e culturale: l’ordine una volta violato non può essere ristabilito facilmente. Il tema della violenza è preponderante e pochissimi dettagli sono lasciati all’immaginazione. Sam Spade di  Dashiell Hammett  e Philip Marlowe di  Raymond Chandler  sono duri e cinici, Hammer è un investigatore hard boiled creato dall’autore statunitense Mickey Spillane ed è per molti versi il ‘duro’ archetipico: è brutalmente, violento, misogino e alimentato da una rabbia genuina.  L’invenzione concettuale del serial killer, la formazione dell’unità di scienze comportamentali dell’FBI negli anni ’70,  rende possibile entrare nella mente del criminale, capire cosa pensa e cosa desidera, ma questo non è privo di conseguenze. La rottura dell’ordine è stata troppo grande per essere sanata; troppo oscuri i crimini; troppo disturbanti le motivazioni psicologiche. Diventa una minaccia costante, che incombe su di noi, continuando a generare inquietudine. Il delitto spezza un ordine, ma l’indagine non  lo ricuce più completamente. Rassicuranti  perciò appaiono i ritorni di  Poirot, Sherlock Holmes, Maigret e dei loro minori e meno originali epigoni , che riescono a ricucire lo strappo causato dal crimine nella società.

 

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