PALERMO –TOPONOMASTICA AL FEMMINILE

Via  Eleonora Duse

Antonella Grandinelli

Eleonora Duse

Con Eleonora Duse ha inizio il teatro moderno fondato sulla sensibilità recitativa e sulla naturalezza. Figlia d’arte a quattro anni interpreta Cosetta nei Miserabili di Victor Hugo, a dodici anni la Francesca da Rimini di Silvio Pellico in sostituzione della madre malata. Successivamente affronta prove sempre più impegnative nella compagnia del padre Vincenzo Duse.  A vent’anni viene assunta nel ruolo di prima amorosa nella compagnia  Ciotti-Belli-Blanes. Raggiunge  la fama  presso il pubblico e la critica con Thérèse Raquin di Èmile Zola. Eleonora Duse studia  i suoi personaggi in maniera sperimentale e riduce la sua recitazione all’essenziale, evitando la ridondanza interpretativa  delle attrici sue contemporanee. «È molto più che bella. D’un pallore opaco e un po’ olivastro, la fronte solida sotto le ciocche nere, le sopracciglie serpentine, i begli occhi dallo sguardo clemente, una bocca grande, pesante nel riposo ma incredibilmente mobile e plastica […] La voce è chiara e fine» scrive di lei  il critico Jules Lemaitre. Per otto anni è la musa di Gabriele D’Annunzio, che le dedica La città morta e Il fuoco. Nel 1914 apre a villa Ricotti sulla Nomentana  la Casa delle attrici, luogo di ritrovo e  lettura. Per quanto impegnata a denunciare l’ipocrisia ed il perbenismo del tempo non si può considerare una femminista. Del nascente femminismo non approva il tono aggressivo, preferisce schierarsi accanto alle “donne reali”. Subisce il fascino del cinema e fa progetti con Griffith, Delluc e Pastrone , ma resta diffidente  nei confronti della nuova arte e alla fine interpreta soltanto il  film  Cenere di Febo Mari. «Bisogna che io ritorni sulle mie tracce. Ogni altra strada mi è ignota» ammette ritornando al teatro fino alla morte avvenuta in tournèe con la sua compagnia il 21 aprile 1924 a Pittsburgh.

 

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