DON GIOVANNI INVOLONTARIO

Gabriella Maggio

Ph. Rosellina Garbo

In scena al Teatro Biondo di Palermo Don Giovanni involontario di Vitaliano Brancati per la regia di Francesco Saponaro. Il testo scritto da Brancati nel ’43 ha come protagonista Francesco Musumeci un anti-don giovanni, che ama le donne, ne subisce il fascino, ma presto si annoia: “Le donne! In fondo, è sempre la stessa storia … Quando ne vedo una per la prima volta, certo mi piace, smanio, non dormo, ma insieme conosco esattamente cosa ne penserò quando mi sarò stancato. Che tristezza! Annoiarsi è sempre assai penoso, ma la noia che dà una donna, quella noia pungente, sottile, stretta, chiusa, ripugnante, ah, ah!… Delle donne, non posso dir nulla di bene: quando, per poco, hanno detto di no, mi hanno fatto disperare, non dormire; mi son mangiato i gomiti! quando poi han ceduto, mi hanno infinitamente annoiato… E quando dicono no? e quando dicono sì? Iddio le perdoni! Hanno sbagliato sempre; arrivano sempre in ritardo, non capiscono, dicono no per ragioni ridicole, dicono sì per ragioni peggiori. Ah, io odio le donne !… (come fra sé). L’insonnia che mi hanno dato, prima, il sonno interminabile che mi hanno lasciato, dopo!. ..”. Quando una donna se ne va Francesco ricompone l’illusione della perfezione dell’universo maschile turbato dalla sua presenza. Questo comportamento  insinua nel padre il sospetto della scarsa virilità del figlio in confronto alla sua ancora forte nonostante l’età . Evidente il richiamo implicito, ma noto ai lettori di Brancati, del Bell’Antonio. Don Giovanni involontario  mette in discussione, o meglio si fa beffa  del “gallismo” , il clichè tradizionale del maschio siciliano sciupafemmine, che è uno dei temi salienti dell’opera brancatiana. In questo modo l’opera rivela  l’autentica cultura siciliana che assegna di fatto alla donna il dominio anche sessuale  sul mondo maschile. La vicenda si snoda tra sogno e realtà.  Nel sogno Francesco viene giudicato dall’angelo e dal diavolo. Questi  gli fa notare che lui ha sofferto molto più delle donne che fingevano di amarlo. Con stupore  “don Giovanni” comprende l’equivoco scambio tra il poco  piacere dato e ricevuto, non ostante la quantità di donne, e la  finzione. Quel che resta è  il suo  rammarico per il  tempo trascorso, pur con distanza critica, nel corteggiamento.  La messa in scena di Saponaro tende ad una comicità facile, che non mette del tutto in luce le sfumature del testo. Di questo risente la recitazione degli attori. Luci, scene, costumi si adeguano al tono di complessiva sufficienza. Lo  spettacolo è stato prodotto dal Teatro biondo e dall’Associazione Casa del Contemporaneo di Salerno.

 

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