NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DI ITALO CALVINO

Gabriella Maggio

Italo Calvino nasce il 15 ottobre del 1923 a Santiago de Las Vegas a Cuba, nel 1925 si trasferisce con la famiglia a Sanremo. Dai genitori  riceve un ‘educazione laica, di matrice illuministica. Nel ’47 si laurea in Lettere all’Università di Torino ed inizia la sua attività letteraria che percorre la seconda metà del secolo scorso. Nel 1985 muore a Siena colpito da un ictus. Il suo un progetto culturale cerca di realizzare una letteratura che rappresenti la complessità del mondo contemporaneo, che gli apparie simile ad un labirinto, secondo la metafora dello scrittore argentino J.L. Borges. La letteratura  non deve riprodurre naturalisticamente l’apparenza intricata e confusa del labirinto, ma ha il compito di tracciarne la mappa per aiutare gli uomini –lettori a orientarsi: «Quel che la letteratura può fare è definire l’atteggiamento migliore per trovare la via d’uscita, anche se questa via d’uscita non sarà altro che il passaggio da un labirinto all’altro ». Spetta  quindi  alla letteratura la continua ricerca di un metodo, un modo di dialogare con il caos senza per questo illudersi che sia possibile cancellarlo. È un atteggiamento di scettica ostinazione che la letteratura impara dalla scienza moderna, lontana dalle certezze del Positivismo, abituata a ragionare  per approssimazioni progressive, accettando il dubbio. Ciò che avvicina la scienza e la letteratura, secondo Calvino è la comune tensione conoscitiva, per entrambe il problema di fondo è sempre quello della possibilità o impossibilità di conoscere il mondo. Nella costante ricerca di un ordine  nascosto  nel caos della realtà Calvino è attratto dall’Oulipo , movimento letterario francese  fondato da Raymond Queneau, che cercava di applicare il pensiero matematico alle forme letterarie con giochi mentali dominati dal divertimento e dalla sperimentazione. Il percorso intellettuale, testimoniato  nelle sue numerose opere, giunge infine alla   perplessità sistematica del  suo ultimo libro Palomar  dove il protagonista  afferma : « Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose ci si può spingere a cercare quel che c’è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile ».

 

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