SANTA ROSALIA, LA BELLEZZA CHE SALVA. UN MESSAGGIO DI PACE E FORZA AL FEMMINILE
Nel cuore del 401° Festino, la Santuzza si fa simbolo di rinascita spirituale e sociale. E la città riscopre nella donna la forza che guarisce
Francesco Pintaldi
Oggi Palermo si sveglia sotto lo sguardo luminoso della sua Santa. Dopo la notte di luci, fuochi e canti che ha accompagnato il carro trionfale verso il mare, il 15 luglio si veste di silenzio, solennità e raccoglimento: è il giorno della processione delle reliquie di Santa Rosalia, quello che ne celebra il miracolo, la memoria e la missione. Una missione che nel 1624, nel cuore di una città devastata dalla peste, divenne salvezza. Rosalia, giovane donna che aveva scelto il silenzio dell’eremo sul Monte Pellegrino, apparve in sogno a un popolo smarrito e indicò la via per il proprio ritrovamento spirituale e fisico. Oggi, 401 anni dopo quella visione, il suo messaggio torna potente e attuale.
La Bellezza che cura
Il tema scelto per il Festino 2025 – la Bellezza – non è solo estetica o scenografia: è invito a riscoprire una bellezza che salva, che guarisce l’anima, che riporta ordine nella confusione morale, sociale e politica di un’epoca inquieta. Rosalia oggi non è più soltanto la protettrice che liberò dalla peste, ma l’icona di una pace possibile in un mondo ancora lacerato da guerre, epidemie e ingiustizie. Lo ha ricordato con forza anche l’arcivescovo Corrado Lorefice nei Vespri di ieri sera: “Abbiamo bisogno di una rigenerazione morale. Rosalia è la via per una coesione sociale nuova, fatta di misericordia, compassione e giustizia”.
Rosalia, donna che cambia la storia
Nel panorama delle figure religiose che segnano la cultura mediterranea, Rosalia emerge per la sua modernità. Non una martire uccisa, non una regina incoronata, ma una donna libera, che abbandona la corte per scegliere la solitudine del monte. Un gesto radicale di autodeterminazione e consapevolezza. Una donna che sceglie il silenzio, ma la cui voce – nei secoli – ha parlato più di molte parole. E non è un caso che quest’anno la città le abbia restituito voce attraverso donne: Simona Malato, Isabella Ragonese, Serena Ganci. Attrici, cantanti, autrici. È stato un Festino al femminile, dove la città (impersonata da una donna) ha incontrato la Vita (anch’essa femminile), in un dialogo tra speranza e memoria che ha emozionato migliaia di palermitani.
Un futuro che si scrive al femminile
Oggi che Palermo lotta ancora contro le “pesti” del presente – la povertà educativa, la violenza, la disuguaglianza – il volto della Santuzza si fa specchio di una città che desidera rinascere. Ma può farlo solo restituendo centralità e dignità al femminile, come luogo di ascolto, cura, giustizia, futuro.
Non basta più gridare “Viva Santa Rosalia!”: occorre viverne il messaggio. Scegliere la bellezza che accoglie, la fede che abbraccia, la memoria che insegna. E soprattutto, la forza gentile della donna che non teme il buio, ma lo attraversa portando luce.
Oggi, nel suo nome, Palermo cammina unita. Oggi Rosalia non è solo la Santa: è la Città stessa, che si lascia guidare da una donna verso la rinascita.

