QUANTO È BELLO LO SFINCIONELLO!
Testo e fotografie di Andrea di Napoli
Uno dei prodotti più invitanti dell’antica gastronomia palermitana è sicuramente il famoso sfincione. Una focaccia alta e soffice accoglie un condimento costituito da ingredienti semplici come la cipolla, le acciughe e un abbondate quantitativo di olio e.v.o. che, grazie alla consistenza spugnosa della pasta, viene assorbito quasi completamente. Il classico sfincione preparato a Palermo prevede anche la salsa di pomodoro e il caciocavallo, ma appena ci si allontana di pochi chilometri si possono gustare le varianti tipiche dei paesi vicini. Si tratta solo di un alimento rustico, ma lo sfincione assume una forte valenza identitaria per la popolazione di tutta la provincia siciliana.
Sfincione bianco
Lo sfincione bianco, senza la salsa, ma con la caratteristica aggiunta della ricotta è la versione proposta dai bagheresi, i quali, per promuovere la loro ricetta, hanno già organizzato ben otto edizioni dello “Sfincione Fest” ed aspirano concretamente ad ottenere il riconoscimento dell’ambito marchio d.o.p. Oltre che in certi locali storici ed in tutti i panifici, a Palermo è possibile fare un gustoso spuntino acquistando una porzione di sfincionello anche presso i venditori ambulanti che su piccoli carretti portano il profumato cibo da strada davanti alle scuole o in giro per i mercati rionali. La lunga esposizione all’aperto dell’alimento, su provvisorie bancarelle, è all’origine di una nota espressione dialettale che bonariamente insinua il sospetto che lo sfincione comprato per la strada sia “scarsu r’uogghiu e chinu ri pruvulazzu!”, ovvero con poco olio e tanta polvere. Fino a qualche tempo fa, nei giorni di festa, la consuetudine di preparare una teglia di sfincione in casa propria rappresentava un’esperienza che rendeva orgogliosi i componenti dell’intera famiglia.




