SUGGESTIONI FILOSOFICO-LETTERARIE E CINEMATOGRAFICHE SULL’AMORE

Alessandro Montagna

Il giorno di San Valentino dedicato agli innamorati ci stimola ad una riflessione sull’amore considerato attraverso la lente della cultura filosofico-letteraria, che ci permetterà anche di compiere un’incursione nel mondo del cinema. Nell’immaginario collettivo si utilizzano le espressioni di “dolce metà” e di “anima gemella” proprio per alludere alla profonda connessione affettiva tra individui. Lasciamoci ispirare dal colpo di fulmine letterario provato ne I miserabili di Victor Hugo tra Cosette (la figlia di Jean Valjean) e Marius, in cui gli occhi dell’una si specchiano in quelli dell’altro, mentre camminano nei Giardini del Lussemburgo di Parigi. Questo romantico incontro di sguardi è solo uno tra tanti esempi letterari che si potevano citare. Lo studioso Givone si riferisce al cosiddetto “effetto Caterina” riguardo a Kierkegaard: il momento del colpo di fulmine, secondo il filosofo danese, capita quando incontriamo casualmente dinnanzi a noi la persona ideale che abbiamo sempre sognato e di fronte a questo soggetto proviamo un amore eterno ed universale, in maniera istintiva ed intuitiva, quindi senza preoccuparsi delle contingenze e del futuro, ma badando solo ad un qui ed ora che aspira all’eternità. Gli Antichi Greci e Romani pensavano che gli amori a prima vista fossero causati dalle frecce di Eros/Cupido che trafiggevano i cuori degli amanti, oggi sappiamo da ricerche scientifiche che il cervello umano nel corso di 0,2 secondi attiva dei circuiti che coinvolgono alcune aree, tra cui l’amigdala, che di conseguenza rilasciano neurotrasmettitori quali la dopamina e l’adrenalina. Inoltre si manifestano fenomeni come il batticuore, l’euforia, il tremore ecc… Quindi, in seguito alla scintilla dello sguardo, ecco sorgere la famosa “chimica” degli amori. Ovviamente occorre poi conoscere bene carattere e personalità dell’altra persona, per non incorrere in errori o in totale mancanza di affinità. Quando si parla di “amore platonico” si intende un sentimento sublime e puro, scevro da ogni legame materiale, un amore di anime che esclude totalmente ogni aspetto carnale. Nel dialogo del Simposio, Platone introduce infatti il mito dell’androgino, secondo il quale gli esseri umani erano originariamente esseri androgini, ovvero possedevano attributi sia maschili che femminili. Tuttavia, a causa dell’intervento di Zeus, gli umani furono divisi in due metà separate. Da quel momento in poi, per una sorta di nostalgia cosmica (o di plotiniana fusione nell’Uno) ciascuna metà cerca di fare in modo di ritrovare l’altra metà perduta e divenirne, in tal modo, un tutt’uno. Questo celebre mito simboleggia il profondo desiderio di completezza e unità, sottolineando altresì il potere di un amore romantico e totalizzante. Nel famoso film d’animazione Your Name (2016) diretto dal regista giapponese Makoto Shinkai troviamo un’analogia con il mito platonico poiché ci presenta due personaggi, ossia gli adolescenti Taki e Mitsuha, i quali vivono vite completamente differenti: il primo (Taki) è un ragazzo di Tokyo che frequenta il liceo e che lavora part-time come cameriere in un ristorante, l’altra (Mitsuha) abita in una piccola città rurale affacciata su un lago chiamata Itomori, è anche lei una studentessa ed è figlia del sindaco del paese. L’incipit del film recita infatti a due voci queste parole: “Sono sempre alla ricerca di qualcosa o di qualcuno… Questa sensazione si è impossessata di me da quel giorno”. Un giorno, infatti, al risveglio si ritrovano inspiegabilmente a scambiarsi corpo. Questo fenomeno si verifica inspiegabilmente ad intermittenza e solo durante il sonno. Dapprima i due appaiono destabilizzati da tale stranezza, ma successivamente essi diventano sempre più consapevoli della profonda connessione che condividono l’uno con l’altra, superando così le barriere del tempo e dello spazio. Nonostante essi abitino in corpi separati e vivano in tempi differenti (il divario temporale tra i due è di tre anni) sono destinati a cercarsi con grande sforzo e alla fine ricongiungersi nella loro ricerca di completamento. La ricerca dell’anima gemella, della parte mancante di noi, ricorda da vicino il mito di Platone. La ricerca che Taki e Mitsuha, accomunati destini incrociati, intraprendono al fine di riuscire a ritrovarsi è guidata da una grande nostalgia capace di superare ogni spazio ed ogni tempo. Lo stesso tema preso in esame circa l’esistenza delle due metà presenta inoltre una vicinanza con i concetti di animus e anima, proposti ed introdotti dallo psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung (1875-1961).  Questi due termini si riferiscono, rispettivamente, agli archetipi maschili e femminili interiori che coesistono all’interno di ogni individuo, indipendentemente dal proprio genere biologico. Questa idea, ripresa da gran parte della cultura mondiale e presente anche nel simbolismo del romanzo Demian di Hesse nei caratteri dei personaggi del romanzo, rimane uno dei cardini della teorizzazione riguardante gli archetipi junghiani: per Jung l’anima rappresenta gli aspetti femminili inconsci ed è presente anche all’interno di un maschio, mentre la componente dell’animus incarna i tratti maschili inconsci ed esiste anche all’interno di una femmina. Allo stesso modo, si può sostenere che Taki e Mitsuha incarnino queste forze archetipiche, mentre incontrano varie esperienze e peripezie. Gli elementi di anima e animus si riflettono in maniera dicotomica anche nella raffigurazione degli ambienti contrastanti del paese rurale di Itomori opposto alla grande metropoli Tokyo, esemplificando in maniera iconica i principi cardine orientali di Yin e Yang, ossia rispettivamente le energie femminili e maschili secondo tale concezione. Nel corso del film, i protagonisti Taki e Mitsuha intraprendono una ricerca per riuscire a ritrovarsi, guidati da una grande nostalgia, capace di superare ogni spazio ed ogni tempo. Il destino sembra intrecciare inscindibilmente e in maniera imperscrutabile le vite dell’uno e dell’altra, e questo viene richiamato nel film dal motivo del Musubi (presente nel ricorso al cordino rosso che Mitsuha porta tra i capelli) ovvero dal filo rosso del destino che ha il potere di annodare e di sciogliere i legami tra tempi e tra destini personali diversi.

 

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