L’ODISSEA DI NOLAN

Gabriella Maggio

L’Odissea del regista Christopher E. Nolan  propone  una lettura profonda del poema omerico con punte di riflessione sull’oggi a proposito della guerra e della condizione femminile. Un film maestoso in tutti i suoi aspetti dal cast, ai costumi, agli effetti speciali, alla fotografia e quant’altro. Odisseo nella lettura di Nolan è soprattutto un uomo dalla mente complessa, πολύτροπος, che ordisce l’inganno del cavallo per vincere la guerra contro Troia, ma poi ha orrore della strage troiana che cancella le leggi stesse dell’ospitalità su cui si regge il tessuto della civiltà. Il pericolo rappresentato dagli uomini del mare  a cui più volte nel film si fa riferimento è di fatto rappresentato dai guerrieri greci che hanno distrutto Troia e con essa un modello di mondo.  Odisseo è  un eroe che si assume, soffrendo, tutta la responsabilità del suo destino, eppure lo persegue con determinazione. Dopo un periodo di oblio nell’isola di Calipso ne riprende insieme alla memoria  tutto il peso. Nolan intreccia i piani narrativi del testo omerico adattandoli al suo linguaggio cinematografico rapido e avvincente. L’oggettività epica dà spazio alla soggettività, mettendo in risalto l’aspetto romanzesco dell’Odissea. Nolan crea un storyworld che riprende il doppio arco narrativo dell’Odissea ed il flashback delle avventure dell’eroe con i Lestrigoni, Polifemo, Circe, l’Ade, le Sirene, Scilla e Cariddi, le Vacche del Sole. Mancano, ma non ne soffre il racconto, Nausicaa, Laerte e Anticlea e la pericolosa bellezza di Elena che ha il viso deturpato da una cicatrice. Più incisivo, rispetto al testo omerico, risulta il personaggio di Agamennone come potente sovrano, cui tutti si inchinano, che muove guerra a Troia per il controllo delle rotte commerciali. Diverso appare anche Sinone, protagonista coraggioso dell’episodio del cavallo (di cui parla Virgilio nell’Eneide), sostituto a forza del vile Antinoo, il futuro capo dei Proci, nella spedizione troiana. Alla fine della storia, dopo la morte dei Proci, Odisseo parte con Penelope e lascia il trono di Itaca a Telemaco. Gli dèi sono esclusi come personaggi scenici, a eccezione di Atena, nelle vesti di una giovane donna, che compare come presenza muta al fianco di Odisseo: ne ascolta le parole, i dubbi e più che suggerire consigli e soluzioni e gli  esprime con lo sguardo l’accorata condivisione emotiva dei travagli. Gli dèi e il divino restano  presenti ma invisibili. Zeus è evocato dal tuono, come da tradizione. La sua decisione di liberare Odisseo dall’oblio in cui è trattenuto presso Calipso è  rivelata alla dea  proprio con un tuono.  In Omero gli dèi svolgono un’importante funzione narrativa che supplisce all’assente  dimensione psicologica dei personaggi, che sono immutabili e scolpiti nel loro destino eroico. Nel film non sono necessari proprio perché sul racconto epico prevale il romanzo e la soggettività del protagonista. Il fatto che Odisseo non si spogli del suo essere un guerriero, come dimostra la simbologia dell’elmo, ne fa un personaggio diverso dalla tradizione di eroe, la cui forza risiede nell’astuzia e nell’intelligenza,  che intorno a lui si è costruita nel tempo.

 

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