CAVALLERIA RUSTICANA AL MASSIMO DI PALERMO
Gabriella Maggio
Ph. Rosellina Garbo
Ritorna al Teatro Massimo di Palermo Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, svincolata dalla tradizionale unione con Pagliacci. L’opera in un atto, ispirata dalla novella di Giovanni Verga, è stata composta in breve tempo da Mascagni nel 1889 su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci. Rappresentata per la prima volta il 17 maggio 1890 al Teatro Costanzi di Roma ebbe un grande successo non inaspettato, in quanto Cavalleria aveva vinto l’anno prima il concorso indetto dall’editore Sonzogno, in cui vi erano esaminatori illustri e competenti come Sgambati, Marchetti e Platania. Cavalleria Rusticana era risultata prima su 73 opere concorrenti. Questo testimonia l’alto livello qualitativo dell’opera che ha trionfato nei principali teatri del mondo. Lo strepitoso successo di Cavalleria diede al suo autore non solo la desiderata fama, ma anche noie legali con Giovanni Verga che chiese al compositore e all’editore il riconoscimento dei diritti sugli utili dell’opera e per ottenerli fece ricorso alla «Società degli autori». La complessa vicenda giudiziaria, che ne seguì, si concluse il 22 gennaio 1893 con l’accettazione, da parte di Verga, della somma di 143.000 lire come compensazione finale. Sul palcoscenico del Massimo Cavalleria si apre con la celebre Siciliana, una melodia dal movimento largo e dall’intonazione passionale, cantata da Turiddu in dialetto siciliano a sipario chiuso. Il fitto dialogo tra la regia di Marco Gandini e la direzione orchestrale del M.° Gaetano D’Espinosa, evita il manierismo della sicilianità e punta sulla verità del dramma psicologico dei personaggi, schiacciati dai codici della società contadina e patriarcale. Coerente la scenografia di Italo Grassi incentrata sulla piazza – spazio della comunità e del suo guardarsi, dove le regole non scritte impongono di celare le vicende compromettenti anche quando tutti le conoscono o le intuiscono. La ricorrenza della Pasqua mescola sacro e profano, intreccia preghiere, imprecazioni e maledizioni. I grandi fondali, costituiti da stampe fotografiche elaborate anche con l’intelligenza artificiale, cambiano colore con il passare delle ore, per il sapiente uso delle luci di Marco Filibeck. A questo s’aggiungono come note d’ambiente, in ricordo dei Misteri che si celebrano in diverse province della Sicilia, le statue della processione pasquale. Ottimo il coro istruito dal M.° Salvatore Punturo, che assume il ruolo di vero e proprio personaggio. Splendida la Santuzza di Teresa Romano, che interpreta il dramma alternando potenza e dolcezza, non da vittima, ma come donna gelosa in preda all’ira, artefice della propria tragedia. Il Turiddu di Fabio Sartori risulta convincente, nella suamisurata passione. L’Alfio di Antonio Maestri appare un po’ sfocato. Buone le interpretazioni di Kamelia Kader nel ruolo di Mamma Lucia e di Sofia Koberidze in quello di Lola. Alto il gradimento del pubblico.


