IL LINGUAGGIO DEI FIORI

Irina Tuzzolino

La florigrafia è un’arte antichissima in Oriente, ma in Europa giunge soltanto nel 1700 grazie alla scrittrice Mary Wortley Montagu, donna curiosa ed intelligente, che per prima capì l’importanza della vaccinazione contro il vaiolo. Moglie dell’ambasciatore inglese a Istanbul, fu una dei primi europei a visitare le stanze segrete degli harem ottomani che facevano fantasticare i viaggiatori occidentali. Conobbe così l’antico sistema simbolico di comunicazione e lo delle opere s di florigrafia , i flower books, che ebbero grande diffusione nell’800. Tra queste “Le langage des fleurs” di Mme. Louise Cortambert, che scrisse sotto lo pseudonimo di “Charlotte de Latour”,  pubblicato nel 1819, fa esplicito riferimento alle lettere della Montagu. Studi moderni sull’argomento  hanno però dimostrato anche una probabile origine più europea della florigrafia, rintracciandola nei bouquet romantici diffusi in Francia. Con il passare del tempo, le interpretazioni della simbologia floreale hanno preso sfumature diverse da paese a paese. Dopo un periodo di oblio oggi   ritorna questo uso di esprimersi con i fiori per l’atmosfera esotica che lo circonda, anche se il nostro modo di comunicare i sentimenti è diventato molto più esplicito che in passato. Così ricordiamo che la camelia rappresenta ammirazione ed orgoglio, la rosa bianca la Madonna, che le donne polinesiane portano un fiore di ibisco sull’orecchio sinistro per dire che il loro cuore è impegnato.

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