I PROVERBI E LA VITA
Daniela Crispo
Dalla notte dei tempi, i proverbi costituiscono un’inesauribile fonte di saggezza, ma anche di contraddizioni. Tutti ne conosciamo almeno uno e ne facciamo uso. Costituiscono un segreto comunicativo di cui non sappiamo dare una piena spiegazione: ora è la fretta di concludere il discorso, ora l’omaggio al passato , ritenuto migliore e più saggio, ora l’incertezza delle proprie opinioni per cui ci si ancora ad un sapere diffuso e condiviso o anche altro. Il termine deriva dal latino proverbium e indica una frase breve, incisiva, capace di racchiudere un principio, una regola di comportamento o una verità condivisa. La disciplina che studia i proverbi si chiama paremiologia. Dei 20.000 proverbi catalogati nell’Atlante paremiologico italiano, pare che soltanto 84 siano in uso. Il proverbio è un microracconto che considera il mondo come kosmos, un sistema organico che ha delle leggi, delle armonie, delle concordanze, che è possibile, almeno in parte, riconoscere, prevedere, intuire. È un modo semplice per rassicurare l’instabile animo umano mettendo un argine al caso, al caos e alle assurdità. Nelle comunità contadine, dove l’analfabetismo era diffuso e la trasmissione del sapere avveniva soprattutto oralmente, i proverbi costituivano una vera e propria scuola di vita, un vero e proprio bagaglio culturale spesso legato alla vita dei campi, all’attenzione al cielo e al clima, ma pure a formule derivate dall’arte del governo e della guerra, dalla semplificazione e diffusione di opere letterarie. La sua struttura logica molteplice, è sempre attrattiva a livello mentale, perché offre degli schemi cari alle nostre dinamiche mentali fondamentali, legate alla consuetudine, alla reiterazione, all’essere che cerca valorizzazione e conferma. Nella società contemporanea, dominata dalla tecnologia e dall’immediatezza della comunicazione, il ruolo dei proverbi sembra essersi ridimensionato e a volte canzonato. Oggi prevalgono messaggi rapidi, immagini, slogan e la parola riflessiva cede spesso il passo alla velocità dell’informazione. Eppure, proprio in questo scenario, i proverbi non perdono valore: cambiano funzione. Spesso sono deformati nei testi comici, per esempio le battute di Totò ( Signora tra il dire e il fare c’è di mezzo suo marito), o nella pubblicità. Ma conservano un valore: raccontano chi eravamo, da dove veniamo, quali modelli hanno guidato le comunità. Esiste, del resto, una vasta letteratura che ha raccolto e studiato queste “massime”: dalle raccolte di tradizione popolare agli studi linguistici e sociologici. Un patrimonio che testimonia la profondità culturale di espressioni solo apparentemente semplici.

