“LA GOVERNANTE” DI VITALIANO BRANCATI AL TEATRO BIONDO DI PALERMO
Gabriella Maggio
“La governante “ di Vitaliano Brancati apre la stagione di prosa 2026-2027 del Teatro Biondo di Palermo. Sulla scena Franco Branciaroli, Giovanna Di Rauso, Massimo De Matteo, Emanuele Fortunati, Valeria Violo, Eletta del Castiglio, Paride Benassai, Carolina Sisto per la regia di Valerio Santoro. Vitaliano Brancati scrisse questa commedia nel 1952. L’opera fu subito censurata perché affrontava il tema dell’omosessualità allora ritenuto scandaloso. Dopo il rifiuto di Valentino Bompiani e poi di Einaudi, editori che avevano richiesto dei tagli, respinti da Brancati, Laterza accettò subito di pubblicarla, chiedendo all’autore un saggio introduttivo sulla censura in genere, «un lavoro di largo respiro mirante a criticare le istituzioni e i sistemi». Brancati accolse la richiesta e alla fine di aprile pubblicò nei «Libri del Tempo», un saggio “Sulla censura “ insieme al testo completo della commedia. A ben leggere l’opera l’omosessualità non è l’unico tema, l’affiancano quello della calunnia, del ruolo dello scrittore nella società, della responsabilità, della critica del perbenismo ipocrita della famiglia Platania e del “gallismo” di Enrico come malattia dei siciliani. A questo proposito si può ricordare la battuta dello scrittore Alessandro Bonivaglia, sulla scena Massimo De Matteo : «Moralità? La moralità italiana consiste tutta nell’istituire la censura. Non solo non vogliono leggere o andare a teatro, ma vogliono essere sicuri che nelle commedie che non vedono e nei libri che non leggono non ci sia nessuna delle cose che essi fanno e dicono tutto il giorno, Chiudere la bocca agli scrittori; ecco il sogno degli italiani.» Protagonista è Caterina Leher- Giovanna Di Rauso, la governante francese, che dà il titolo all’opera, assunta in casa Platania, famiglia siciliana e borghese trapiantata a Roma. Leopoldo – Franco Bianciaroli, il patriarca fanatico della moralità, ha sacrificato ai suoi pregiudizi morali la figlia, provocandone il suicidio. Caterina è calvinista e viene considerata da tutti un modello d’integrità. Vive però segretamente la propria omosessualità come una «colpa» a cui si aggiunge quella d’ aver attribuito a Jana, la giovane e ingenua cameriera dei Platania, le proprie stesse tendenze, causandone il licenziamento. Caterina si sente anche responsabile della morte della ragazza, coinvolta in un incidente mentre tornava al Sud, e, non reggendo il senso di colpa, si suicida. La commedia rappresenta un mondo in rovina morale, dove ogni personaggio indossa una maschera per paura del giudizio degli altri. La scenografia di Luigi Ferrigno ben rappresenta questo mondo chiuso e asfittico, collocando i personaggi in un gazebo su cui si alza o si abbassa una cupola dorata. L’opera rispecchia in sintesi i temi trattati da Brancati nelle opere narrative e se ne può considerare il compendio. Il regista, Valerio Santoro, mantiene un registro di sobria aderenza al testo, evitando ogni forma di attualizzazione. L’interpretazione degli attori è buona. Branciaroli riecheggia in qualche eccesso macchiettistico i patriarchi dei film siciliani di Pietro Germi. Il pubblico ha applaudito a lungo, segno di pieno gradimento.

