LA PACE PERPETUA SECONDO KANT

Alessandro Montagna

Se diamo un’occhiata all’obiettivo globale 16 dell’Agenda ONU 2030, recante il titolo di “Pace, giustizia e istituzioni solide” vediamo, su sfondo azzurro, un’iconica immagine di una colomba con nel becco un ramoscello di ulivo (simbolo della pace) e di un martelletto (emblema della giustizia). L’Agenda ONU 2030 è un piano stilato sotto l’egida dell’ONU nel 2015 con l’obiettivo di raggiungere questi 17 obiettivi globali entro il 2030: i suoi relativi “goal” vengono spesso studiati a scuola nelle ore di educazione civica e sovente vengono menzionati nei libri di testo scolastici al fine di avviare un percorso disciplinare per ottemperare al requisito del raggiungimento delle 33 ore annue della materia che coinvolge i docenti del consiglio di classe che, in sinergia (contitolarità) e in maniera trasversale, portano in dote loro ore di lezione. Lo scritto Per la pace perpetua (1795) venne composto dal grande filosofo Immanuel Kant all’indomani della pace siglata a Basilea tra la Francia e la Prussia. In esso, Kant caldeggia la formazione di un organismo sovranazionale formato da tutti i Paesi al fine di garantire e preservare la pace e di evitare l’insorgere di guerre. Si può pesare anche che la formazione di ONU (e prima ancora della Società delle Nazioni) e Unione Europea nascano seguendo la guida del suggerimento filosofico proposto da Kant. Il filosofo infatti, partendo da un presupposto contrattualistico come quello che aveva caratterizzato i pensieri politici di Hobbes, Locke e Rousseau, ritiene che i singoli stati deleghino o cedano parti dei propri diritti ad un ente sovranazionale (una federazione di stati) che abbia l’obiettivo di mantenere l’equilibrio, la pace ed evitare i conflitti. Nella sua ottica, Kant auspica che gli eserciti permanenti possano scomparire progressivamente e che nessuno stato debba prendere il sopravvento con la forza. Egli crede che ogni stato debba costituirsi in senso repubblicano, ritiene inoltre che il diritto internazionale debba essere guidato dalla federazione degli stati membri e infine asserisce che il diritto all’ospitalità debba essere tutelato. Al fine di evitare possibili guerre è necessario, secondo il filosofo di Königsberg, che siano rispettati 6 articoli preliminari, i quali sottolineano come: 1. i trattati di pace non debbano essere sottoscritti con l’idea che essi siano solo provvisori, che rappresentino perciò solo una tregua, una sosta precaria per poi riprendere il conflitto; 2. nessuno stato può acquistarne un altro con il denaro o acquisirlo per via ereditaria; 3. gli eserciti permanenti devono gradualmente scomparire (smilitarizzazione); 4. non vanno contratti debiti in previsione di future guerre; 5. nessuno stato deve intromettersi mediante l’uso della forza nelle decisioni di governo di un altro Paese; 6. in caso di guerra nessuno stato deve compiere atti ostili (banditi dalle convenzioni) che possano precludere in maniera perenne la fiducia reciproca in vista della pace. Come si evince da questo elenco ciò che va evitato è sicuramente quel climax ascendente di escalation fatto di dichiarazioni bellicose o di azioni militari che aumentano la tensione nelle guerre fredde o calde che siano. Una volta stabiliti questi sei criteri che fungono da deterrenti per le guerre (agendo quindi in maniera preventiva sulle cause), lo scopo di Kant si sposta a delineare i tre principi cardine per stabilire una pace duratura, che a suo avviso sono: 1. la dotazione di una costituzione repubblicana per ciascuno stato, 2. il diritto internazionale fondato su una federazione di stati liberi, ed infine 3. che il diritto cosmopolitico debba fare leva sul principio di ospitalità.

Alla luce dell’imperativo categorico formulato nella sua Critica della ragion pratica, la ricerca della pace si configura come un dovere morale dal momento che per Kant bisogna trattare l’umanità come fine e mai come mezzo secondo una delle sue tre celebri formulazioni del suddetto imperativo. La stessa finalità dell’essere umano nella storia si evolve conducendo teleologicamente l’umanità verso il diritto. L’ideale tratteggiato da Kant è stato una bussola etico-politica che ha influenzato anche il Manifesto di Ventotene (1943) stilato da Spinelli e Rossi durante il loro periodo di confino nell’isola del Mar Tirreno. Superfluo aggiungere che Kant, cittadino del mondo in quanto a visione cosmopolitica, il filosofo universale che mai si spostò dalla sua Königsberg circondato dal ritmo cadenzato delle sue abitudini, ha colto nel segno con il suo messaggio di pacifismo proponendoci un modello più che mai attuale al giorno d’oggi con purtroppo la presenza di diversi conflitti che stanno dilaniando il mondo.

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